Il sito archeologico

Il sito archeologico del Guardamonte è posto proprio sulla linea di confine tra la Lombardia e il Piemonte, nel territorio dei Comuni di Gremiasco, Cecima e Ponte Nizza. L’esplorazione archeologica iniziò negli anni ’50 grazie a due campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte sotto la direzione di Felice Gino Lo Porto. Le ricerche sono state riprese nel 1995, con rigoroso e moderno metodo stratigrafico, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Regione Lombardia, da parte prima dell’Università degli Studi di Torino e poi dell’Università degli Studi di Milano, sempre sotto la direzione di Cristina Chiaramonte Treré e con il coordinamento sul campo di Giorgio Baratti. L’ultima campagna di scavo è conclusa nel 2014, tuttavia la porzione da indagare del deposito archeologico dell’abitato del Guardamonte è ancora assai vasta.

guardamonte

Qui sono conservati i resti di una continuità abitativa che perdurò, con alcune brevi fasi di abbandono,  per circa 5000 anni, a partire dal Neolitico Medio (prima fase della cultura del Vaso a Bocca Quadrata, V millennio a.C.) fino all’inizio dell’età romana imperiale (I-II secolo d.C.).
La maggior parte dei ritrovamenti sono riferibili al periodo in cui il Guardamonte venne strutturato come abitato terrazzato del tipo “a castelliere”: questo periodo vide due grandi fasi, una più antica databile all’età del Bronzo (tra il Bronzo Medio e il Bronzo Finale, XVI-IX sec. a.C.) e una più recente, databile alla seconda età del Ferro (VI-III secolo a.C.), riferibile a genti appartenenti alla cosiddetta cultura ligure.

Castelliere, o castellaro, sono dei toponimi che, nella memoria popolare, sono spesso rimasti a denominazione di aree occupate da insediamenti protostorici collocati su alture. In topografia e in archeologia, questi termini sono utilizzati per designare un luogo posto su un’altura, provvisto di apprestamenti murari di terrazzamento.

Sebbene il termine castelliere ricordi il concetto di castello, esso non rimanda a una specifica valenza difensiva, ma piuttosto a una maniera di abitare la montagna. Per non far franare i versanti delle alture, gli essere umani hanno costruito, in luoghi diversi e in differenti epoche storiche, dei muri di terrazzamento per gradonare i monti e renderli stabili e quindi abitabili. Su questi piani orizzontali creati artificialmente lungo un versante spesso molto scosceso, si costruivano le case, si piantavano gli orti, si tenevano gli animali rinchiusi nei recinti e si praticavano attività artigianali, quali la metallurgia o la produzione ceramica. Senza dubbio, almeno in alcuni casi, i castellieri potevano anche aver svolto attività di difesa efficace, soprattutto se pensiamo alle tecniche di guerra in uso in età protostorica; tuttavia la ricerca archeologica ha dimostrato chiaramente che la funzione primaria delle strutture murarie di questi abitati è sempre stata strutturale, non difensiva.

Centrale, nella scelta del luogo di insediamento dei castellieri, era la necessità di dominare con lo sguardo il territorio, soprattutto per poter tenere sotto controllo le mandrie al pascolo e per monitorare le vie di transito delle carovane, che dal mare muovevano verso la pianura e viceversa. Il castelliere quindi non è da considerarsi un arroccamento isolato, bensì una sorta di ponte, o stazione di raccordo, tra aree e genti diverse.

L’archeologia, in quanto disciplina di analisi sociale, è un mezzo per studiare le società antiche, ad esempio per capire come genti culturalmente e economicamente molto diverse da noi sfruttavano l’ambiente in cui attualmente noi stessi vivamo. Attraverso la ricerca archeologica, infatti, scopriamo dei termini di paragone con cui possiamo confrontarci per capire meglio il presente e per riflettere sui nostri stessi comportamenti, nell’ottica di un realtà che è in continuo mutamento e a cui l’uomo deve di volta in volta adattarsi. Questo costituisce proprio l’obiettivo più alto e ultimo delle ricerche archeologiche condotte al Guardamonte.

 

Per maggiori informazioni sulle ricerche finora condotte al Guardamonte: 

—Antichi Liguri sulle vie appenniniche tra Tirreno e Po, nuovi contributi, a cura di C. Chiaramonte Treré, Atti del Convegno di Milano 2002, Quaderni di ACME 61, Milano 2003:    G. Baratti, Dinamiche insediative e rinvenimenti sul Monte Vallassa dal Neolitico all’età del Bronzo, pp.47-111. https://www.academia.edu/1148746/Dinamiche_insediative_e_rinvenimenti_sul_Monte_Vallassa_dal_Neolitico_allet%C3%A0_del_Bronzo

—G. Baratti, 2009a, Dinamiche insediative nell’Appennino ligure-emiliano tra età del Bronzo ed età del ferro nel quadro dei rapporti con la pianura, in Archeologia preromana in Emilia occidentale. La ricerca oggi tra monti e pianura, a cura di C. Chiaramonte Treré, Quaderni di ACME 108, Milano, pp.181-202. https://www.academia.edu/1148749/DINAMICHE_INSEDIATIVE_NELLAPPENNINO_LIGURE_EMILIANO_TRA_ET%C3%80_DEL_BRONZO_ED_ET%C3%80_DEL_FERRO_NEL_QUADRO_DEI_RAPPORTI_CON_LA_PIANURA

—G. Baratti, 2009b, Ultime ricerche dell’Università degli Studi di Milano sul Monte Vallassa, loc. Guardamonte (AL – PV), in Archeologia nelle valli tortonesi, Atti del Convegno (Casalnoceto 28 ottobre 2006), cura di G. Cetta, M. Venturino Gambari, (Iulia Dertona, anno LVIII, s. 2, fasc. 99), Tortona 2009, pp. 59-80.

—G. Baratti, 2014, Lo scavo dell’Università degli Studi di Milano al Castelliere del Guardamonte, in Casteggio e l’antico. 25 anni di studi e ricerche archeologiche in provncia di Pavia, Atti del Convegno (Casteggio 19 ottobre 2013), cura di S. Maggi, M.E. Gorrini, Firenze 2014, pp. 47-57. https://www.academia.edu/9132392/G.Baratti_Lo_scavo_dellUniversit%C3%A0_degli_Studi_di_Milano_al_Castelliere_di_Guardamonte

G. Baratti, 2015, Sito archeologico di Guardamonte, in Gremiasco. Guida turistica e non solo.  https://www.academia.edu/23706617/G.Baratti_SITO_ARCHEOLOGICO_DI_GUARDAMONTE_in_Gremiasco._Guida_turistica_e_non_solo._2015

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